La mostra When in Rome, do as romans do che si è svolta a Galleria Valentina Moncada in via Margotta a Roma a febbraio del 2009, è stata l’esperienza più strana che mi sia mai capitato di fare.
Si è trattato di realizzare ed esporre una semplice camicia di cotone millerighe, con un collo normale (?), non troppo piccolo ma neanche troppo grande.
Assieme a me hanno esposto la loro camicia altri 29 camiciai romani.
Non mi sarei mai aspettato di vedere trenta camicie completamente differenti.
Si è trattato di una vera sorpresa perché viste una accanto all’altra le differenze erano così piccole ma anche così evidenti che non lo pensavo possibile.
Il taglio, le cuciture, le rifiniture, la forma e le dimensioni dei bottoni, le asole. Per non parlare dei particolari.
Finta interna, finta esterna, manica cucita con il sottopunto a mano o a vista, colli e polsi cuciti e ribattuti o attaccati a filetto, moschetta o travetta o niente per chiudere i fianchi. Un mondo in 30 camicie e in trenta metri quadri. Tutte insieme a parlare di chi le aveva pensate, tagliate, cucite, rifinite e confezionate. Veramente un turbinio di emozioni.
Spesso notavo un particolare e mi guardavo intorno sperando di incrociare lo sguardo di qualcun altro che avesse notato lo stesso particolare.
E poi stazionare in incognito intorno alla mia camicia con la curiosità di intercettare qualche commento. Incrociando le dita.
Ok. Tutto fantastico. Per “noi” addetti ai lavori.
Ma per chi la camicia la acquista e la indossa, la situazione è molto più semplice. Esiste un tessuto, una vestibilità ed uno stiro. Ed è giusto che sia così. Il nostro compito è proprio quello di spiegare il mondo che c’è dietro questo oggetto indossato in modo così naturale da tutti noi.
Nel mio piccolo ci provo quasi tutti i giorni. Il mio impegno è quello di non scordarmelo mai.
Una cosa molto interessante è stata la proiezione, durante tutto lo svolgimento della mostra, di alcune video-testimonianze sul rapporto con la camicia.
Veramente interessante.